Long covid: per troppo tempo abbiamo ignorato le sindromi post-virali

Non solo Covid-19. Anche post Covid e long-Covid. Ripartire dopo l’infezione in molti casi non è facile. Per questo è fondamentale che le istituzioni sanitarie, in particolare quelle pubbliche, prendano coscienza e si facciano carico di questo nuovo emergente problema medico. Gli effetti a lungo termine correlati al nuovo coronavirus, infatti, sono ancora oggetto di studio in ambito medico, tuttavia, dopo più di un anno dallo scoppio della pandemia, si possono già elencare alcune condizioni patologiche, più o meno gravi, che colpiscono i pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia.

Ormai numerose pubblicazioni scientifiche al riguardo iniziano a far luce su questo nuovo capitolo della medicina. «Sono disturbi che possono essere semplicemente lievi o fastidiosi, ma che sovente diventano invece assai invalidanti», ha recentemente affermato l’immunologo statunitense Anthony Fauci. Essi costituiscono una peculiare sindrome (cioè un insieme di sintomi) per la quale è stato coniato il nuovo acronimo Pasc: Post Acute Sequelae of Sars-CoV-2. Il disturbo più comune e diffuso è la stanchezza cronica, un quadro costituito da astenia psicofisica, debolezza muscolare e dolori articolari, che coinvolge la quasi totalità dei malati, anche quelli che hanno avuto una forma lieve che non ha comportato la necessità di un ricovero ospedaliero e sono stati curati a domicilio. Sovente si associano anche problemi gastrointestinali.

 A giugno dello scorso anno, abbiamo riportato per la prima volta in dettaglio i sintomi "strani e debilitanti" del coronavirus che stavano paralizzando la salute di alcune persone per mesi dopo l'infezione.  Il covid lungo, per come lo conosciamo ora, è infatti strano e misterioso per molti versi.

 Ma non è sorprendente.  Le sindromi post-virali, che spesso comportano un affaticamento estremo e duraturo e altri sintomi, sono comuni dopo molte infezioni.  Circa 1 persona su 10 infettata da SARS-CoV-2 sembra avere sintomi duraturi, una proporzione simile a quella infettata dal virus Epstein-Barr, uno dei virus umani più comuni.  virus che causa molte patologie, tra cui la mononucleosi infettiva. Il virus si trasmette attraverso i baci. I sintomi variano, ma i più comuni sono affaticamento estremo, febbre, mal di gola e linfonodi gonfi (edema linfonodale). Il virus della SARS, un altro coronavirus, ha lasciato fino al 30% dei sopravvissuti che sembrano rientrare tra i criteri diagnostici per la sindrome da stanchezza cronica, nota anche come CFS/ME, sino a quattro anni dopo.

Sulla base di questa conoscenza, alcuni medici, scienziati e persone che già convivono con la CFS/ME, hanno registrato una ondata di sintomi debilitanti a lungo termine per mano del nuovo coronavirus sin dall'inizio della pandemia.

 Purtroppo, i governi e i sistemi sanitari hanno impiegato troppo tempo per prestare la dovuta attenzione.  L'Inghilterra ora ha 83 cliniche per pazienti con il covid lungo, indispensabili per alcuni pazienti, ma c'è una notevole assenza nel resto del Regno Unito (vedi articoli successivi). Le cliniche non sono in grado di far fronte al numero di casi e le liste di attesa sono lunghe.  Ciò è particolarmente problematico perché suggerire un'azione precoce, come riposare piuttosto che svolgere troppa attività fisica, potrebbe accelerare il recupero.  Notevole anche l'assenza di campagne di sanità pubblica sul lungo covid, per raggiungere chi non sa cosa c'è che non va o cosa fare al riguardo.

 Per ora non ci sono cure, in parte perché siamo indietro di decenni rispetto a dove potremmo essere a causa della mancanza di interesse e investimento nella ricerca sulle sindromi post-virali e sulla CFS/ME. (la sindrome di stanchezza cronica)

Tutto ciò’ deve cambiare e ora abbiamo bisogno di uno sforzo simile per i trattamenti di covid lungo e altre sindromi post-virali che abbiamo visto nella corsa per un vaccino.  Nel frattempo le persone con sintomi da lungo covid da tempo vanno prese sul serio, e dare loro il supporto finanziario e sociale di cui hanno bisogno per permettere loro di stare meglio.

 Pubblicato su New Scientist 26/6/2021

 

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