Se invece di trattare le malattie decidessimo di affrontarne le cause?

Nel 1965, in una contea rurale povera nel delta del Mississipi, il medico Jack Geiger ha fondato uno dei primi Health Center negli Stati Uniti d’America.

Molti dei bambini che il Dottor Geiger curava erano gravemente malnutriti. Il medico iniziò a fare prescrizioni per il cibo ovvero carne, verdure, latte e frutta che i familiari si procuravano in alcuni negozi di alimentari avvertiti di mandare il conto all’Health Center locale dove affluivano i fondi per comprare i farmaci. Quando questa notizia arrivò all’ufficio dell’Economic Opportunity a Washington, fu inviato immediatamente un funzionario che ricordò al Dottor Geiger che il denaro a disposizione del centro poteva essere utilizzato solo per scopi prettamente medici.

“L’ultima volta che ho controllato i miei libri di testo ho visto che la terapia specifica della malnutrizione è il cibo” questa fu la risposta del Dott. Geiger.

Il funzionario non poté ribattere nulla e tornò a Washington.

Nonostante l’ex Presidente Johnson abbia dichiarato più di 50 anni fa “guerra alla povertà” e sebbene numerosi programmi alimentari siano finanziati a livello federale, il sistema sanitario americano è ancora del tutto scollegato dai “determinanti sociali della salute”.

Il dibattito sull’Affordable Care Act 2010 (il programma del Presidente Obama che rivoluziona l’accesso alle cure mediche per i cittadini americani) affronta per lo più l’accesso all’assistenza sanitaria e i modi per migliorarne la qualità.

In verità, se si vuole migliorare la salute di milioni di persone, è necessario affrontare le cause che sono alla base delle malattie. Un’importante Organizzazione statunitense, Health Leads, ha attivato un programma per l’addestramento di circa 1.000 volontari, da inserire in alcuni ospedali e centri di salute, in varie città come  Baltimora, Boston, Chicago e New York. Negli ospedali di queste città, i medici, con l’aiuto dei volontari, hanno cominciato a considerare i fattori sociali dei pazienti, prescrivendo per esempio prodotti in grado di migliorare l’alimentazione o la qualità degli alloggi, arrivando a richiedere anche un sussidio economico per il riscaldamento. Questi volontari sono impegnati ad  identificare e risolvere i problemi sociali dei pazienti, ricercando le risorse disponibili a livello locale e nazionale.

L’Organizzazione Health Leads è stata fondata nel 1996 da Rebecca Onie presso l’Harvard University. Dopo aver studiato la relazione tra povertà e salute, la Dottoressa Onie è stata volontaria presso il Greater Boston Legal Services, dove ha assistito clienti a basso reddito, con problemi di alloggio. Molti di questi vivevano in appartamenti fatiscenti, con tubi di scarico e finestre rotte, stanze piene di muffa e locali infestati da scarafaggi e topi. Le famiglie spesso non potevano permettersi di pagare il riscaldamento ed alcune di queste famiglie arrivavano a fine mese senza soldi per mangiare. Rebecca Onie osservò che in queste famiglie i bambini presentavano frequenti problemi polmonari, tosse, infezioni, ripetuti attacchi di asma, tutti disturbi della salute causati dalla precaria situazione sociale.

Questi bambini entravano e uscivano frequentemente dagli ospedali e per questo motivo molti di essi o avevano abbandonato la scuola o avevano accumulato ritardi nei programmi.

A quel punto la Dottoressa Onie contattò il Direttore del reparto di Pediatria presso il Boston Medical Center, il  Dottor Barry Zuckerman, che aveva attivato il Medical Legal Partnership For Children, un programma di collaborazione tra medici e avvocati per assistere i pazienti. Questo programma attualmente è utilizzato da più di 235 organizzazioni sanitarie nazionali. Circa il 70% dei pazienti del Boston Medical Center sono poveri e nonostante i trattamenti medici questi bambini sono continuamente riammessi in ospedale perché non vengono mai affrontate le cause alla base delle loro malattie.

Prendiamo l’esempio di un bambino che presenta continui attacchi di asma perché il proprietario della casa in cui vive non è interessato a migliorarne le condizioni abitative: in questo caso un avvocato sarà molto più efficace di un medico.

Dopo aver trascorso sei mesi presso il centro del Dott. Zuckerman, la Dott.ssa Onie si rende conto che malgrado i medici sappiano che è necessario considerare le condizioni sociali ed abitative dei pazienti evitano di farlo per non scoperchiare “il vaso di Pandora”.

In media i medici trascorrono 13-15 minuti con ciascun paziente e in questo breve tempo s’informano poco sulle problematiche sociali perché si sentono impotenti ad intervenire su questi aspetti.

A questo punto, reputando che la collaborazione degli studenti possa essere utile, la Dottoressa Onie fonda con il Dottor Zuckerman la Health Leads con l’obiettivo di reclutare studenti per individuare le criticità extra sanitarie dei pazienti e individuare le possibili soluzioni.

Prendiamo l’esempio di una giovane madre latino-americana che ha due lavori, non ha nessun mezzo di trasporto e molte difficoltà nel comprare il cibo fuori dall’orario di lavoro: il compito degli studenti è di individuare un negozio che apra dopo le 20 di sera, vicino alla casa della signora e che abbia un commesso che parli spagnolo.

Nel solo 2011, l’organizzazione Health Leads  ha aiutato circa 930 pazienti e i loro familiari ma l’aspetto più importante è che il programma sembra favorire il cambiamento nel comportamento dei medici. A Washington, negli anni scorsi, il Children’s National Medical Center ha osservato un aumento del 300% delle richieste da parte dei medici curanti a favore dei programmi per l’alimentazione, per il sostegno alle madri per la cura dei bambini e delle iniziative che possano facilitare l’accesso ad un lavoro che permetta alle madri in difficoltà di fornire una migliore alimentazione e un alloggio decente ai propri figli.

Con le sue attività, l’organizzazione Health Leads, è riuscita inoltre a migliorare il lavoro degli assistenti sociali.

In molti dei grandi ospedali americani i pazienti sono così numerosi e gli assistenti sociali così pochi che si stima ci sia un assistente sociale ogni 25.000 pazienti. Con l’aiuto degli studenti dell’organizzazione Health Leads, i quali individuano le problematiche sociali dei pazienti, l’assistente sociale può lavorare su criticità specifiche. Con informazioni più personalizzate e con una migliore organizzazione, questa collaborazione ha così permesso di raddoppiare il tempo che gli assistenti sociali offrono a ciascun paziente.

L’organizzazione Health Leads seleziona studenti che provengono o dal percorso universitario di medicina o da altre facoltà connesse con le problematiche della salute. Ormai, a livello nazionale, l’idea che le condizioni sociali, più che le stesse patologie, possono influenzare lo stato di salute delle persone, comincia a diffondersi. Come evidenzia uno studio effettuato dalla Health Leads nell’ospedale Bellevue di New York, i pediatri che lavorano sul territorio sostengono che se non si affrontano le criticità sociali e psicologiche dei pazienti e delle loro famiglie si impedisce un reale trattamento medico diventa impossibile o comunque inefficace. Sarebbe quindi opportuno avere un programma sanitario in grado di individuare tutti i bisogni quotidiani delle famiglie dei piccoli pazienti. Purtroppo nell’80% dei casi questo non avviene. A livello sanitario vengono stanziati pochi fondi per i problemi sociali e l’assistenza Medicaid non rimborsa il lavoro degli assistenti sociali.

In questo modo però il sistema sanitario spende molti più soldi per i continui ricoveri in urgenza. Secondo l’organizzazione Health Leads, il principale ostacolo è convincere i medici a considerare i bisogni sociali dei pazienti. Questa situazione sta pian piano migliorando, ma dopo circa 50 anni dalla “guerra alla povertà”, negli Stati Uniti non si è ancora definito chiaramente un programma efficace per individuare le cause sociali della malattia.

Forse le soluzioni individuate da Health Leads non riusciranno a risolvere il problema ma senz’altro è una delle organizzazioni che cercano concretamente di affrontare la sfida principale della sanità futura, in cui sempre più l’efficacia degli interventi sanitari dipenderà dalla comprensione e dalla presa in carico dei fattori sociali alla base delle patologie.

Negli Stati Uniti esistono diversi esempi di organizzazioni no profit che si sono attivate per cercare di affrontare problematiche sociali e sanitarie della società americana. Molti di questi sono descritti nel libro di David Bornstein “How to change the world”, tradotto in più di 20 lingue.